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Biella Città Aperta

Biella Città Aperta

Prima pagina della guida Biella Città Aperta

Non tutti abbiamo lo stesso grado di agilità e non tutti affrontiamo gli agi o i disagi della vita con lo stesso spirito. Ognuno impiega un tot di energie per superare i vari ostacoli.

La barriera, psicologica o architettonica che dir si voglia, la si incontra quando per andare oltre, lo spreco di energie diventa eccessivo, vincolante, non dipendente dalla nostra volontà.

E' qui che dovremo sostenere costi morali e materiali non voluti, semplicemente per vivere una esistenza che, sovente, ci riserva sorprese gratuite ed inutili. Quante volte, facendo notare la più banale e, ripeto, inutile difficoltà, ci siamo sentiti rispondere: "Non ci avevo pensato..." . Risposta che sa di scusa occasionale, almeno fino a quando non siamo noi stessi che, ormai in difficoltà, facciamo atto di contrizione e ci diciamo: "Ci avessi mai pensato prima, da giovane, adesso potrei... farei.. invece...".

Orbene, una buona alternativa, risulta quella di cercare di organizzare al meglio il proprio tempo ed i propri spazi, risparmiando, così, parte di quelle importanti energie che potremo dedicare ad altre attività: e proprio in questa direzione abbiamo cercato di fornire una serie di informazioni contenute nella prima edizione di "Biella Città Aperta - Guida per Tutti" tali da farci muovere nei tempi e nei luoghi giusti, ovvero in modo mirato. Ma non perché siamo disabili, anziani, mamme coi bimbi in passeggino, fattorini o quant'altro, ma semplicemente perché, essendo il tempo prezioso per tutti, sarà bene rivolgersi a quelle persone che, condividendo tale principio, ci offrono un servizio globale, compreso quello di poter entrare in un locale ad occhi chiusi, in carrozzina, a piedi, in passeggino, in compagnia di un cane, in una parola"comodamente".

Vi siete mai chiesti se è maggiore il costo di uno scalino o di un piano inclinato, di una porta a battente unico o doppio, di un tavolo o di un bancone alto quanto una persona?

Noi abbiamo iniziato con una guida, Voi ci aiuterete segnalandoci come e dove migliorare, così potremo far seguire edizioni sempre più aggiornate, più ampie, comprendenti più territori, costruire un sito internet come osservatorio.

Ma non dimenticate mai che siamo sempre dei comuni "Volontari" cioè delle persone che volontariamente e liberamente donano parte del proprio tempo ad altre più bisognose.

Fulvio Pirali
CPD Biella


Come commentava un giornale locale, a Biella sono stati fatti passi in avanti per creare una città che sia rispettosa dei diritti delle persone in difficoltà, ma dobbiamo fare ancora tanta strada prima di arrivare
ad una situazione soddisfacente.

Questa guida fa parte di un tratto di strada percorso insieme ed è un'ottima occasione per fare il punto sul progetto, insieme condiviso, per rendere la città più aperta.

Questo progetto, oltre ai suoi aspetti tecnici, sta assumendo una particolare rilevanza sociale in quanto mette attorno allo stesso tavolo tecnici, amministratori ed i cittadini dei vari mondi, dalla scuola alle associazioni. In quest'ottica, progettare senza barriere tende a non essere solo un'operazione a favore di alcune categorie di persone, bensì prelude ad un uso del sociale e del territorio da parte di tutta la popolazione.

Un utile percorso partecipato dunque, per rendere la città più bella ed attraente, per far cadere anche tante banali barriere psicologiche.

Diego Presa
Presidente della Commissione Barriere
Vice Sindaco del Comune di Biella


La "guida" è, proprio come concetto, il segnale che c'è un percorso sconosciuto, o spesso ad ostacoli, lungo il quale farsi condurre. La "Guida per tutti" è proprio una guida agli ostacoli che sono e
saranno anch'essi sempre più "per tutti".

Perché aumentano e aumenteranno le disabilità, vecchie e nuove, fisiche, psichiche, sociali, economiche, culturali.

Ma l'auspicio è che, abbattendo veramente le barriere (e cominciamo qui con quelle architettoniche, per proseguire con le altre), qualsiasi guida ragionata e completa, possa essere "per tutti". E in questo modo, anche la prima barriera culturale, quella della "diversità" delle esigenze, cada anch'essa.

Prof. Paolo Osiride Ferrero
Presidente Nazionale della CPD


"Biella Città Aperta" è un titolo volutamente provocatorio, più vicino ad un sogno collettivo che ad una realtà oggettiva. Questo rifugio nel sogno non è tuttavia svincolato da riferimenti concreti e vincolanti che, se valutati e percepiti da una collettività sempre più disposta ed obbligata ad osservarsi globalmente, possono essere in grado di avviare, con il sostegno, lo sforzo e l’intelligenza di tutti un reale rocesso
di superamento di ogni ostacolo fisico e psicologico. Processo per il quale ogni persona sarà inevitabilmente costretta a guardarsi e ripensarsi finendo per configurare, come del resto è oggettivamente già riscontrabile, una estensione delle realtà dell’handicap che, se studiate e risolte, non possono che aprire spazi di libertà di tutti e per tutti.

Le barriere architettoniche non hanno bisogno di ricollegarsi necessariamente all’handicap per acquisire giustificazione e legittimazione, nè possono essere viste e percepite come rilevante "oggettivazione" di un ambiente per "diversi", o come specchio di una città da "ospedalizzare" e da trasformare a vantaggio di pochi.

Questi "pochi" in effetti sono tutti, e là dove c’è posto e facilità di accesso per un disabile c’è maggiormente posto e facilità di accesso per un anziano, per una mamma con il bambino in carrozzina, per uno sportivo infortunato, per un cardiopatico, per un soggetto con problemi respiratori o, semplicemente, in momentaneo affanno.

Se è facile e scontato riconoscere la richiesta ed il diritto che ogni disabile avanza nei confronti della comunità sociale e politica cui appartiene, altrettanto facilmente si dovrebbe attribuire tale diritto alla voce di chi, senza esserne costretto da una condizione fisica, rivendica per se e per gli altri un ambiente autenticamente e pienamente vivibile per tutti.

Così che l’abbattimento delle barriere architettoniche sottolinei, contemporaneamente, l’abbattimento di barriere psicologiche, culturali, di emarginazione.

L’intenzione non è quindi di pubblicare un libro dei sogni, ma piuttosto una sorta di "bilancio sociale" tra quanto è già stato fatto e quanto ancora resta da realizzare, un filo di Arianna, per un percorso rotetto, un primo accenno di città accessibile, fruibile da tutti. Un punto di partenza, un incipit alla realizzazione della Città Aperta, con la speranza che possa fungere da volano incrementale, che ci costringa a continue riedizioni rivedute ed aggiornate.

Piergiuseppe Cadoni
CSV Biella


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